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Comitato Roraima Onlus
C.so De Gasperi, 20 Torino
Costituito il 20 maggio 2006 con atto
costitutivo e statuto
approvati all'unanimità dai soci costituenti.
Codice Fiscale: 97678070018
Le
nostre attività a sostegno degli indigeni, emarginati urbani e rurali
del Brasile:
In
occasione della Campagna Internazionale per il ritiro immediato
degli invasori dalla Raposa Serra do Sol, Mostra
fotografica di Nino Leto “I
Popoli Indigeni di Roraima (Brasile):
Terra
libera: resistere fino all’ultimo Indio!”
Concerto
per il Brasile
SABORISO Duet, .... e un po' di Brasile Sabato
17 maggio 2008 ore 21,00 nel Teatro San Massimo in via Provana, 6
Torino L'incasso è stato interamente
devoluto a fratel Francesco D'Aiuto per le cooperative brasiliane.
Per
donazioni:
Conto
corrente bancario
intestato a:
Comitato Roraima Onlus
Codice IBAN: IT14J0200801113000040645147
Le
donazioni alle Onlus sono deducibili dal proprio reddito (clicca
per maggiori informazioni)
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Devolvi il cinque per mille per i nostri progetti
Al
momento della dichiarazione dei redditi, apponi la tua firma nel settore:
“Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità
sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e
fondazioni”, e indica sotto la firma il codice fiscale del CO.RO.:
97678070018
|
Cariche sociali:
Presidente: Giacone Roberto
Vice presidente: Perrino Luigi
Segretario: Miglietta Carlo
Tesoriere: Tuscano Vincenzo
Membro aggiunto: Marinetti Carla
Soci fondatori: Pagliero Giovanni, Giacone
Roberto, Miglietta Carlo, Bruschini Fabiana, Perrino Luigi, Barone
Clotilde, Tuscano Vincenzo, Guglielminetti Paolo, Caruso Antonina,
Naretto Anna Maria, Maiullari Antonia, Davoli Rosina, Fiorio Valentino,
Marinetti Carla, Ricciardi Giuseppina, Fico Carmelina, Megardi Maria
Rita, Zaccaria Silvia, Di Corso Francesco,D'Orio Antonella, Sabatini
Silvano.
Un po’ di storia....
Secondo gli storici,
quando, nel 1500, il navigatore portoghese Pedro Alvares Cabral arrivò sulle
coste del Brasile, nell'intero Paese c'erano almeno 1.000 popoli
indigeni diversi, per un totale di circa 5 milioni di persone.
Oggi, in tutto il
Brasile, gli indios sono poche centinaia di migliaia. Un testo
del Ministero dell'educazione brasiliano "Gli Indios in Brasile",
edito nel 1999, riporta tre differenti stime. Per l'Isa, l'Instituto
Socioambiental, gli indios sono 280.000; per la Funai, Fundação Nacional do
Índio,
l'ente governativo che si occupa delle popolazioni indigene, sono 329.000; per
il Cimi, il Consiglio indigenista missionario, un organo annesso alla Conferenza
episcopale brasiliana, sono invece 360.000. Proprio il Cimi ha pubblicato, lo
scorso ottobre, un nuovo dettagliato studio secondo il quale, in Brasile, gli
indios sarebbero 510.000, suddivisi in 225 differenti gruppi etnici che parlano
180 lingue diverse tra loro: 358.300 continuano a vivere nelle terre degli avi e
150.800 si sono spostati in città. Sulla base di rilevazioni giudicate
attendibili, il Cimi rende infine noto che circa 900 indios sono tuttora
"isolati", giacché non hanno mai avuto stabili contatti con i
bianchi. Alcuni di essi, una trentina, sono stati "scoperti" qualche
settimana fa vicino al fiume Jutai, nella parte più occidentale della foresta
amazzonica brasiliana, quasi al confine con il Perù e la Colombia. (Alberto
Chiara)
Il 31 gennaio 2002 veniva
presentato ufficialmente il Co.Ro. con una tavola
rotonda presieduta da Alberto Chiara, giornalista e con la partecipazione di
Monsignor Aldo Mongiano, Padre Silvano Sabatini, L'antropologa Silvia Zaccaria e
il dottor Carlo Miglietta. Particolarmente gradita è stata la partecipazione in
sala del vicesindaco di Torino Calgaro e di alcuni assessori che hanno portato
il saluto della giunta consiliare. Questa serata è stata una tappa importante
per il Comitato Roraima che ha voluto presentare alla città il problema delle
popolazioni indigene brasiliane ed in particolare dei popoli Macuxi, Yanomami,
Wapichaha dell'area di Roraima. Il nostro interesse per i fratelli indigeni
brasiliani è nato dopo che alcuni di noi hanno avuto la possibilità di
conoscerli direttamente durante un viaggio in Brasile. Immediatamente è nata la
convinzione di dover collaborare con questi fratelli per aiutarli ad avere
un'indipendenza culturale e ambientale, peraltro sancita dalla Costituzione
Brasiliana e mai applicata. Con il passare del tempo la situazione si è
ulteriormente complicata con l'insediamento di un plotone dell'esercito
brasiliano che ha costruito una caserma
in piena area indigena. Le pressioni internazionali non hanno potuto impedirne
la costruzione ma sono riuscite a limitarne lo sviluppo e la protesta delle
popolazioni locali ha impedito la costruzione della pista di atterraggio,
peraltro indispensabile all'operatività della caserma perché in piena foresta
amazzonica non esiste altro mezzo valido di locomozione.
Attualmente collaboriamo con associazioni che si propongono il nostro stesso
fine, sia italiane che internazionali, per continuare la pressione sul governo
brasiliano perché i diritti delle popolazioni indigene vengano finalmente
rispettati. L'elezione in Brasile di LULA ci riempie di speranza perché
ripetutamente ha preso posizione a favore dei diritti degli indigeni e la nomina
di alcuni ministri apertamente schierati conforta le nostre ipotesi. |
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Cosa
posso fare?
Indice:
Lettera ai benefattori per la Santa Pasqua
2006
Le
immagini della serata di presentazione del 31 gennaio 2002
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Carissimi,
è passato un
anno da quando il 15 aprile 2005 il Presidente del
Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha “omologato”, cioè riconosciuto
di diritto degli indigeni, il territorio Raposa Serra do Sol, imponendo per
legge l’espulsione degli occupanti, ma
la situazione a Roraima non è per nulla mutata. I bianchi non se ne sono
andati, anzi hanno inasprito la violenza contro gli indigeni: il 17
settembre 2005 hanno incendiato la Missione di Surumù, con il Centro Indigeno
di Formazione e Cultura; hanno distrutto le comunità Jawari, Homologaçao,
Brilho do Sol, hanno bruciato case in Nova Vittoria, i recinti
per gli animali della comunità Tai Tai e Insikiran.
I
risicoltori hanno invaso le terre indigene
Raposa Serra do Sol per la monocoltura del riso. Le invasioni, accadute pur dopo
la delimitazione dell’Area, stanno causando danni alla salute degli indios e
all’ambiente delle comunità di Xiriri, Pedra do Sol e Sao Jorge, con
l’utilizzo indiscriminato di agrotossici, lanciati dagli aerei, e con
conseguente aumento delle morti per intossicazioni, di malattie gastroenteriche
e cutanee e di aborti spontanei. L’invasione dei risicoltori, con
l’avvelenamento dei corsi d’acqua, provoca altresì una moria di pesci e di
uccelli.
Continua
l’invasione dei garimpeiros,
i cercatori d’oro e di minerali, nell’Area Yanomami e presso il rio Mau
nell’Area Raposa Serra do Sol, invasione che provoca innumerevoli problemi
sociali, ambientali e soprattutto sanitari, con
una ripresa pesante della mortalità per malattie infettive.
Continuano
gli stanziamenti illegali di bianchi in aree indigene,
riducendo così le terre per i nativi: la creazione del Municipio di Pacaraima a
Saò Marcos ha determinato una presenza massiccia di invasori che hanno preso
possesso del Morro Quiabo, devastando la foresta.
Le
terre indigene, poi, vengono trasformate in grandi discariche di rifiuti:
il Municipio di Cantà sta depositando i rifiuti vicino al villaggio di
Tabalascada, nella Regione Serra da Lua, i rifiuti di Pacaraima inquinano le
sorgenti del rio Miang che bagna diversi villaggi di Saò Marcos e Raposa, il
Municipio di Uiramutà con le sue discariche inquina il rio Mau.
Le
monoculture di acacia mangium, importate dai commercianti di cellulosa, sono
devastanti per l’ambiente:
l’acacia assorbe molta acqua depauperando le riserve idriche, e
le terre indigene Malacacheta,
Tabalascada e Canauanim sono state compromesse al punto che i pochi corsi
d’acqua ancora esistenti si stanno seccando; le api allevate nelle piantagioni
di acacia attaccano gli indios nei loro lavori quotidiani.
Permangono
impuniti i
responsabili delle violenze antiindigene, mentre a livello legale sono state
accolte diverse istanze per ritirare gli Indios dai loro territori. Ci scrive il
Missionario della Consolata fratel Carlo Zaquini: “Gli
stessi Missionari che lavorano in quella regione soffrono continue minacce e
sono costretti ad agire nel modo piú prudente possibile per non lasciarci anche
la pelle. Gli abusi e i crimini di ogni genere perpetrati contro gli indios, i
loro difensori e i loro interessi, non sono puniti, e trovano un pulpito
straordinario nei mezzi di comunicazione locali, con l'aiuto di quasi tutti i
politici di Roraima. Chi non é contro gli interessi indigeni, per lo piú sta
zitto per non essere preso pure lui di mira. É naturale che in un ambiente come
questo ci si senta a disagio, indifesi, sospettosi un po’ di tutto e di tutti,
e si finisca per diventare pessimisti; ma ci sono d'altra parte fatti
e persone, specialmente una buona parte degli stessi Indios, che ci danno animo,
ci caricano le batterie e ci aiutano a lottare”.
In
questa grave situazione, ci sono infatti alcuni
segni di speranza. E’ iniziata la
ricostruzione del Centro di Surumù, e più di cento famiglie di Indios,
quasi mille persone su un totale di diciassettemila presenti nell’area Raposa
Serra do Sol, hanno deciso di trasferirsi là, pur essendo questa una zona
brulla e non fertile, per difendere da nuovi attacchi, con un cordone di
capanne, quella Scuola che essi considerano fondamentale per il loro
futuro.
L’OEA
(Organizzazione Stati Americani)
ha condannato il Brasile per
violazione della giustizia e del diritto alla vita e alla libertà, e obbligato
il Governo a porre, il 23 febbraio 2006, nella Piazza Centrale di Boa Vista,
una targa ricordo in onore di
Ovelário Tames, indio macuxi, della Comunità Cachoeirinha (Canaã),
nella Raposa Serra do Sol, morto a
diciassette anni nel 1988 nella Sede della Polizia di Normandia per
le percosse subite dagli agenti locali, tutt’ora impuniti, uno dei quali
nipote del Governatore di Roraima all’epoca dei fatti. Anche questo avviene
per la grande pressione internazionale che anche noi stiamo contribuendo a
costruire sul Governo del Brasile.
Il
10 marzo 2006, è stata inaugurata a Boa Vista,
con una toccante Festa popolare, la sede
di “Nos existimos”, che riunisce insieme gli indigeni e gli emarginati
urbani e rurali, non più contrapposti dal Potere ma solidali nella lotta per i
comuni diritti: tale sede è stata costruita con il nostro determinante
contributo.
I
Popoli indigeni di Roraima stanno vivendo il loro Esodo verso la Terra Promessa,
lottano per una Pasqua di libertà: non lasciamoli soli,
ma sosteniamo il loro cammino, celebrando la Pasqua del 2006: i
contributi, importanti oggi più che mai, possono essere versati sul c.c.
5153368 presso l'UniCredit Banca, Agenzia Torino Caboto, ABI 02008, CAB 01113,
intestato a COMITATO RESTITUZIONE MISSIONARIA.
Su www.giemmegi.org
potrete trovare ulteriori informazioni e documentazioni.
“Ciò
che caratterizza il cristianesimo non è il parlare, il proclamare la
resurrezione di Gesù, ma il praticarne la forza. C’è resurrezione
solo dove essa ha la forza di portare i credenti a reagire contro i mali
del mondo. La parola di Pio XII: <<Il
segno che Cristo è risorto è la resurrezione degli uomini>> vale
ancor oggi” (B. Dreher). Buona Pasqua
a tutti i Poveri di Roraima! Buona Pasqua a tutti voi che ne sostenete l’Esodo
di liberazione!
Carlo
Miglietta
con
il CO.RO. (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del
Brasile) e il GMG (Gruppo Missionario Giovanile)
L’altra
area del nostro intervento solidale è lo Stato di Espirito Santo, lo Stato più
violento del Brasile, dove opera fratel Francesco d’Aiuto, Comboniano, con le
sue meravigliose Cooperative per gli emarginati. Ci scrive:
Carapina
(Vitoria), 25/03/2006
Carissimi
amici, pace e bene nel Signore.
Oggi, quarta domenica di Quaresima, la liturgia ci
invita a riflettere sulla necessitá di rinascere dall’alto, rinascere
dall’acqua e dallo Spirito.
Spesso
mi chiedo, anch’io come Nicodemo, che cosa significa rinascere dall’acqua e
dallo Spirito, qui in Brasile, in mezzo ai poveri di Carapina. I
poveri che vivono nelle favelas, senza lavoro o con un salario di miseria, i
bambini di strada abbandonati e disprezzati da tutti che spesso finiscono nei
carceri minorili, le vittime del narcotraffico e degli squadroni della morte, i
senza tetto costretti a vivere sotto i viadotti, i senza terra costretti a
migrare verso le periferie di grandi cittá, gli indios confinati a vivere in
piccolissime riserve, privati del loro bene piú prezioso che è la terra …
Non sono persone sfortunate, che non hanno avuto opportunitá nella vita.
Sono il frutto della nostra societá. Una societá neoliberista, perversa,
basata sulla concentrazione di rendita, estremamente individualista e violenta.
Spesso mi chiedo: ci sará una soluzione a tutto questo?
La
soluzione ce la danno i poveri! La loro presenza è profezia! Profezia che
denuncia il fallimento del sistema neoliberista che riesce a dare il benessere
solo a pochi, escludendo la maggioranza. I
poveri ci aprono gli occhi e ci dicono che la soluzione sta nella solidarietá,
che non si puó piú rimanere a distanza, bisogna farsi prossimi, stare in mezzo
a loro, soffrire con loro, prendersi cura, condividere con loro ció che
abbiamo, condividere la nostra vita. Credo che sia questo il significato
delle parole di Gesú: “Bisogna rinascere dall’acqua e dallo Spirito”. Lo
si comprende nella misura in cui ci facciamo prossimi dei poveri e stiamo in
mezzo a loro. Nicodemo sapeva molte cose, ma non riusciva a comprendere queste
parole di Gesú, proprio perché viveva lontano dai poveri. Andava a trovare Gesú
di notte per non essere visto dai colleghi, portava i profumi per la sepoltura
di Gesú… Mi piace credere che dopo la resurrezione di Gesú anche lui abbia
finalmente capito e sia diventato suo discepolo, rinascendo dall’acqua
(Battesimo) e dallo Spirito (Pentecoste).
Carissimi,
mi unisco a voi in questa Quaresima, nelle liturgie e nelle preghiere, nella
solidarietá e nell’amicizia, per chiedere a Dio Padre che ci aiuti a
rinascere, ogni giorno, dall’acqua e dallo Spirito, che ci aiuti ad amare come
Lui ci ha amati dandoci Gesú, affinché avessimo la vita eterna.
La
Coonfex (Cooperativa tessile) sta lavorando molto, la Coopesca (Cooperative dei
Pescatori) anche, stiamo dandoci da fare per riaprire la Cooperativa di prodotti
biologici “O Broto” (“Il Germoglio”), dovremmo riprendere a pieno le
attivitá verso la metá di maggio.
Vi terró informati.
Tutte
le persone coinvolte nel Centro dei Diritti Umani e nelle cooperative che state
aiutando, mi incaricano di ringraziarvi e mandano a tutti un caro saluto
augurando buona Pasqua.
Vi
chiedo una preghiera particolare per i poveri di qui, specialmente coloro che
sono coinvolti nei nostri progetti di cooperative, affinché non si stanchino di
lottare per un mondo diverso, piú giusto e solidale.
Vi
ringrazio tutti, per la sensibilitá e generositá che avete sempre avuto con me
e con i poveri, grazie di cuore, Gesú Risorto vi benedica e vi faccia crescere
nella comunione e nell’amore.
Vostro
per sempre
Fratel
Francesco D’Aiuto (Chico)

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14/1/2003
Lançamento da campanha "NÓS EXISTIMOS" no Fórum Social Mundial
Unidos pela vida e contra a impunidade
Povos indígenas, trabalhadores [as]
rurais e urbanos [as] de Roraima unem-se pela vida através da campanha Nós
Existimos. É a primeira vez que as organizações sociais dos três segmentos dão-se
as mãos num gesto profundo de solidariedade e busca de soluções para os
desafios comuns. A campanha será lançada em Porto Alegre no dia 26 de janeiro
no Fórum Social Mundial, no Portal da CUT, próximo ao gigantinho.
O Conselho Indígena de Roraima, Comissão
Pastoral da Terra, Central Única dos Trabalhadores, Diocese de Roraima,
Pastoral Urbana, Pastoral Indígenista, Centro de Defesa dos Direitos Humanos e
Instituto Missões Consolata, lançam a Campanha NÓS EXISTIMOS, focalizando
reverter as ilegalidades e impunidades vivenciadas em Roraima, toleradas por
governantes omissos ou incentivadas pelo poder público através de projetos
governamentais excludentes que favorecem o avanço do latifúndio, a monocultura
e a degradação ambiental sobre as terras indígenas e dos agricultores
familiares, forçando-os ao abandono das aldeias ou dos lotes, causando
conflitos e exclusão social no campo e na cidade.
A exclusão social a qual foram colocados
indígenas, rurais e urbanos [as] em Roraima não é mero acaso. Faz parte de
uma estratégia governamental de ocupação de território que inicia-se com o
incentivo à migração de trabalhadores rurais do nordeste brasileiro e
garimpeiros durante a década de 80. Esses brasileiros lutadores foram enganados
com a promessa do ‘El Dorado’ e, abandonados à própria sorte, serviram
como instrumento para a consolidação do latifúndio na área de mata e lavrado
[savana] do estado.
É falso o argumento usado pelas elites
regionais de que a demarcação de terras indígenas representaria a
‘imobilização’ do estado e o principal empecilho ao desenvolvimento econômico.
Efetivamente, 44% do Estado é terra indígena, sendo quatro contínuas:
Yanomami, São Marcos, Waimiri-Atroari e Raposa Serra do Sol, junto a mais 28 áreas
diminutas, demarcadas em ilhas. Na verdade, os povos indígenas querem
participar do desenvolvimento, desde que seja socialmente justo, economicamente
sustentável e ecologicamente correto.
O desenvolvimento com justiça não é
possível sem o reconhecimento definitivo das terras indígenas, principalmente,
Raposa Serra do Sol. Mas, apenas demarcar não resolve. É preciso retirar os
invasores, fiscalizar o território da ação predatória e incentivar a produção,
respeitando a cultura de cada povo. Nesse sentido é urgente a aprovação do
Novo Estatuto dos Povos Indígenas, o cumprimento da Convenção 169 da OIT e a
definição de novas formas de conduta entre índios, governo e Forças Armadas.
A realidade na área rural não é
diferente da vivida pelos indígenas. Abandonados, os agricultores não têm
apoio para produzir nem o suficiente para comer. Enquanto isso, o governo
estadual oferece incentivos fiscais para se plantar 55 mil hectares de Acácia
Mangium no lavrado de Roraima.
Da mesma forma, sete plantadores de arroz
irrigado foram incentivados pelo governo a cultivar gigantescas lavouras dentro
da terra indígena Raposa Serra do Sol inviabilizando a plantação de arroz de
sequeiro dos agricultores familiares. No cultivo de Acácia mangium, arroz
irrigado, ou mesmo na pretensão de se plantar milhares de hectares de soja no
lavrado de Roraima, constata-se o incentivo ao latifúndio, à monocultura e à
degradação ambiental, com efeitos irreversíveis.
Em 1999 o Instituto Nacional de Pesquisas
Espaciais – Inpe, detectou através de fotos de satélite, uma área desmatada
no estado de Roraima de 22.000 ha. Desta área, somente 5,6 % tiveram o
desmatamento autorizado. Isto mostra que apesar dos investimentos feitos no
controle de desmatamentos ilegais, grande parte das retiradas de vegetação
nativa, no Estado continua sendo clandestina.
Esta diferença está relacionada
principalmente com o aumento do número de desmatamentos para a retirada de
madeira e realização de queimadas para o plantio de pastagens em grandes
propriedades. A carência de uma fiscalização mais presente, que faça cumprir
a Legislação ambiental em vigor, estimula os desmatamentos e queimadas
clandestinos, penalizando os cumpridores da Lei.
A necessidade de uma política de fomento
para a atividade florestal não torna atrativos os investimentos na exploração
racional da floresta e de seus produtos. Além disso, é preciso que a
agricultura familiar, base da sustentação econômica do Estado, tenha um maior
acesso ao crédito, assistência técnica e às tecnologias alternativas
existentes como forma de substituírem o uso do fogo no preparo de áreas.
Os agricultores familiares também têm
precárias condições de acesso aos assentamentos e o pouco que produzem não
podem escoar e comercializar. Enfrentam enormes dificuldades de acesso ao crédito
e à assistência técnica, além de carecerem de eletrificação no campo,
escolas para os filhos, atendimento à saúde etc. Essa situação leva à
desagregação familiar, violência no campo, alcoolismo, abandono de lotes.
A instalação de uma fábrica de
celulose no distrito industrial de Boa Vista, não necessariamente significa
desenvolvimento, pois os poucos empregos gerados não pagarão o altíssimo
custo ambiental. Uma das maiores riquezas de Roraima, o rio Branco, pode estar
com os dias contatos. Suas águas claras que encantam a todos poderão ficar
mais claras, porém sem vida, com a alta emissão de cloro para embranquecimento
da celulose.
Os danos ambientais urbanos são incalculáveis
com a invasão e contaminação de áreas de preservação permanente, queimadas
no entorno das cidades. Nos últimos anos, Boa Vista teve o seu plano diretor
totalmente alterado com as invasões incentivadas pelos políticos em tempo de
campanha eleitoral.
A ocupação de Áreas de Preservação
Permanente no meio urbano de Boa Vista, considerando a vegetação ciliar, está
relacionada à falta de planejamento e controle das atividades econômicas no
Estado, ao uso desordenado do solo urbano, à ausência de programas de educação
ambiental que tornem os cidadãos, sensíveis aos problemas ambientais de sua
comunidade; e à deficiência no acompanhamento e fiscalização das atividades
e obras que possam apresentar riscos ao meio ambiente.
Como reflexo, observa-se nos rios, lagoas
e igarapés localizados na cidade, o aumento do desequilíbrio ambiental,
causado sobretudo, pelos desmatamentos e queimadas ilegais da vegetação ciliar;
construção de casas e estabelecimentos comerciais na faixa de preservação
permanente; lançamento de agrotóxicos, lixo e esgotos sanitários nas águas;
instalação de olarias nas margens de rios e retirada de areia de seus leitos e
uso descontrolado dos balneários.
Os trabalhadores e trabalhadoras de um
modo geral sofrem com falta de postos de trabalho, em especial na capital, onde
concentra-se mais de 60% dos habitantes de Roraima. A média de trabalhadores
com carteira assinada no país em 1999 era de 44,5%. Em Roraima era de 37%,
jogando grande parcela de seus trabalhadores à informalidade e a incerteza
favorece o predomínio da rede de clientelismo representado pelo acesso ao
emprego público sem concurso e em troca de votos.
Exemplo mais chocante ocorreu no último
período eleitoral quando foi descoberta a farra que estava sendo realizada com
recursos públicos através da chamada "Lista dos Gafanhotos", onde
aproximadamente R$ 7 milhões foram consumidos em apenas 6 meses, no pagamento
de salários a supostos servidores por meio de procurações.
Esta forma de fazer política no Estado
é histórica e contínua na medida em que são crimes que ficam impunes e as
pessoas que são utilizadas silenciam-se pelo medo da perseguição política e
pela perspectiva de perderem o "subemprego" e/ou a "ajuda"
que recebem dos políticos corruptos/antiéticos de plantão.
Roraima é um estado que tem 70% de sua
economia dependente do contra-cheque governamental, fato que favorece esquemas
de corrupção como a "Lista dos Gafanhotos". Associada à impunidade
e ilegalidade institucional crescem o desemprego, subemprego, aumenta o mercado
informal e formam-se ‘currais eleitorais’.
A situação de ilegalidade e impunidade
em Roraima, tolerada por governantes omissos e às vezes incentivada pelo poder
público através de projetos governamentais excludentes só beneficia grandes
empresas multinacionais, mineradoras, latifundiários, produtores de arroz e
classe política conservadora que tem interesses imediatistas.
Até quando sofreremos com a demora do
executivo na regularização fundiária do estado? E a falta de projeto de
desenvolvimento sustentável com políticas públicas de geração de emprego,
renda e inclusão social? A quem interessa articulação de parlamentares e
governos contra os direitos territoriais dos povos indígenas? E o abandono dos
agricultores nos assentamentos em detrimento ao apoio a grandes projetos de
desenvolvimento destruidor?
Queremos a regularização de todas as
terras de Roraima, reparando injustiças históricas contra os povos indígenas,
uma nova política de assentamentos, mais investimentos em projetos de
agricultura familiar; efetiva fiscalização ambiental; geração de emprego e
renda a todos os trabalhadores. Isso só será possível com a redefinição de
projetos governamentais, levando em conta a inclusão dos povos indígenas,
agricultores e trabalhadores das cidades no desenvolvimento sustentável.
"Nós Existimos" e resistimos
diante dessa situação. A união de indígenas, trabalhadores rurais e urbanos
é um sinal de grandes mudanças. Por este motivo, estamos pedindo aos nossos
aliados o engajamento em nossa campanha, para que juntos possamos construir uma
ampla mobilização nacional e internacional em favor dos excluídos de Roraima,
apoiando as seguintes reivindicações:
» Homologação da terra Indígena
Raposa Serra do Sol em área contínua, retirada de todos os invasores, com
justa indenização aos posseiros de boa-fé, fiscalização da terra e respeito
às culturas ancestrais;
» Aprovação do Novo Estatuto dos Povos Indígenas e não aprovação do
Projeto de Mineração em terras indígenas;
» Não aos incentivos fiscais aos latifundiários plantadores de arroz, Acácia
mangium e soja, além de mais investimento em infra-estrutura básica à produção
nos assentamentos e vicinais;
» Não à instalação de uma fábrica de pasta base de celulose em Roraima
devido ao alto custo ambiental;
» Apoio aos povos indígenas e aos não indígenas que vivem no campo e nas
cidades e que querem a conservação ambiental e o desenvolvimento sustentável;
» Combate à corrupção em todos os níveis com a urgente punição aos partícipes
da "Lista dos Gafanhotos".
CONSELHO INDÍGENA DE RORAIMA
Av. Sebastião Diniz, 1672, São Vicente CEP. 69.303-120
Telefone/FAX: 55 95 224-5761 / 624-2452
E-mail: cir@technet.com.br
COMISSÃO PASTORAL DA TERRA
REGIONAL RORAIMA
Rua Floriano Peixoto 243, Centro - CEP. 69301-320
Boa Vista - RR, Fonefax: 55 95 224-4636
e-mail: cptrr@technet.com.br
CENTRAL ÚNICA DOS TRABALHADORES DE RORAIMA
Av. Ville Roy, 826 - E, sala 108, Palácio dos Sindicatos, São Pedro CEP.
69.301-370
Telefone/FAX: 55 95 224-3538
E-mail: cutrr@technet.com.br
DIOCESE DE RORAIMA
Praça do Centro Cívico, 133,
CX. Postal: 163, CEP. 69.301-970
Telefone: 55 95 224-3741 FAX: 623-7280
E-mail: dioceserr@technet.com.br
INSTITUTO MISSÕES CONSOLATA
R. Josimo de Alencar Macedo, 413, Calunga CEP. 69.301-970
Telefone: 55 95 224-4109/4855/4803 FAX: 623-3622
E-mail: superrr@consolata.org.br ; imcrr@consolata.org.br ou adimnirr@consolata.org.br
CENTRO DE DEFESA DOS DIREITOS HUMANOS -
RORAIMA
Av. Bento Brasil, 248 - E, Centro, CEP. 69.301-000
Telefone: 55 95 224-4242
E-mail: cddh@technet.com.br
PASTORAL URBANA
R. Antonio Pinheiro Galvão, 255, Buritis CEP. 69.300-000
Telefone: 55 95 625-3607
E-mail: verbitas@uol.com
PASTORAL INDIGENISTA
R. Capitão Bessa, 143, São Pedro CEP. 69.306-620
Telefone: 55 95 224-7568/224-7035 FAX: 224-1680
E-mail: pindigenista@osite.com.br
NÓS EXISTIMOS
Rua Capitão Bessa, 143, São Pedro, Boa Vista - RR. CEP: 69.303-120
Fonefax: 55 95 224-1680
E-mail: existimos@technet.com.br
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In
occasione della Campagna Internazionale per il ritiro immediato degli invasori
dalla Raposa Serra do Sol, La invitiamo alla Mostra fotografica di Nino Leto
“I Popoli Indigeni di Roraima (Brasile):Terra libera: resistere fino all’ultimo
Indio!”presso, Sala incontri URP – Palazzo Lascaris – via Arsenale, 14/G
Torino dal 22 maggio al 27 giugno 2008 dal lunedì al venerdì con orario: 9 –
13; 14 - 16 CO. RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli
Indigeni del Brasile) C. De Gasperi 20, 10129 Torino

Inaugurazione della mostra fotografica: roraima.htm
Dal Sito ufficiale del Consiglio regionale
del Piemonte Ufficio stampa
COMUNICATI STAMPA
23 maggio 2008
Una mostra per i diritti dei popoli
indigeni di Roraima

Il 22 maggio il presidente e la vicepresidente del Consiglio
regionale Davide Gariglio e Mariangela
Cotto hanno inaugurato - presso la sala espositiva
dell’Ufficio relazioni con il pubblico del Consiglio regionale, a
Torino - la mostra fotografica I popoli indigeni di Roraima
(Brasile) - Terra libera: resistere fino all’ultimo indio!
Realizzata dal fotografo Nino Leto e curata dal
Comitato Roraima Onlus, la mostra è stata allestita in occasione
della Campagna internazionale per il ritiro immediato degli invasori
dalla Raposa Serra do Sol (cui è possibile aderire attraverso il
sito internet www.giemmegi.org/.).
All’appuntamento sono intervenuti il vescovo emerito di Roraima
monsignor Aldo Mongiano, il Missionario della
Consolata Carlo Zacquini, responsabile della
Pastorale indigenista della Diocesi di Roraima, il giornalista Alberto
Chiara, inviato speciale del settimanale Famiglia
cristiana e il segretario del Comitato Carlo Miglietta.
La mostra è visitabile fino a venerdì 27 giugno (lunedì-venerdì
ore 9-13 e 14-16).
Info: tel. 800-10.10.11.
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Le immagini del concerto:
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Le immagini della serata di presentazione del 31 gennaio 2002


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