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Uniti per la vita contro la violenza e l’impunità Campagna internazionale degli indigeni, dei contadini e degli emarginati della città - Roraima (Brasile).

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Uniti per la vita contro la violenza e l’impunità

Campagna internazionale degli indigeni, dei contadini

e degli emarginati della città - Roraima (Brasile).

 GENOCIDIO A RORAIMA (BRASILE)

 Si fa sempre più grave la persecuzione contro le popolazioni indigene di Roraima, lo Stato più settentrionale del Brasile, al confine con il Venezuela e la Guyana. In esso vivono circa 40.000 Indios, di cui 17.000 Macuxì, 12.000 Yanomami, 6500 Wapichana, 800 Waimirì-Atroari, 700 Ingaricò, 600 Wai-wai, 500 Tuarepang, 400 Yekuana, 50 Patamona. Alcuni gruppi indigeni, nell'isolamento della foresta amazzonica, non hanno mai visto i bianchi. L'invasione delle terre indigene e la distruzione di queste popolazioni dura ormai da decenni, ma ora ha raggiunto probabilmente la stretta finale. I fazendeiros (gli agricoltori latifondisti), i garimpeiros (i cercatori di minerali preziosi), e i madereiros (i commercianti di legnami) stanno attuando con ogni mezzo un vero genocidio degli Indios per impossessarsi delle loro terre.

La Costituzione brasiliana del 1988 (articolo 231) riconosce il diritto degli Indios all'uso esclusivo almeno del territorio dove essi ora sono ridotti ad abitare. Ma il Governo brasiliano, sotto le pressioni soprattutto delle multinazionali minerarie, del legname, e di gruppi tendenti a formare grandi latifondi, ha finora cercato di ridimensionare la demarcazione, già ratificata con apposito decreto legislativo, di talune terre indigene, come l'area Yanomami (dove vivono circa 12.000 Yanomami), e blocca con ogni pretesto la definizione di altre aree già previste dal dettato costituzionale e mai omologate, come l'area Raposa-Serra do Sol (abitata da circa 15.000 Macuxì, Wapichana, Ingarikò e Tuarepang). Le motivazioni sono sempre le stesse: "Troppa terra per pochi Indios": dimenticando che questi, perfetti custodi dell'ambiente, hanno bisogno di foresta e di savana per le attività di caccia e pesca con cui si sostengono, e che la mancanza di terre per tanti poveri contadini è dovuta invece al rifiuto da parte del Governo di ogni seria riforma agraria, in un Paese dove il 4% della popolazione possiede il 92% delle ricchezze. "Gli Indios vanno integrati nella restante popolazione brasiliana": facendo finta di ignorare che civiltà che gli antropologi datano a circa 12.000 anni prima di Cristo, all'età del legno, come quella degli Yanomani, subiscono un impatto devastante nell'incontro non mediato con la nostra cultura supertecnologica. "Gli Indios non sono difensori affidabili delle frontiere": ma chi mai potrebbe tentare un'invasione attraverso l'impenetrabile foresta amazzonica? Eppure, ecco il rispolvero del vecchio progetto "Calha Norte" da parte dei Generali dell'Esercito, con la costruzione di caserme in pieno territorio indigeno, come quelle di Uiramutá, di Surucucús e Auarís, distruggendo così la cultura indigena, introducendo tra quelle popolazioni alcolismo e prostituzione, decimandole con malattie per loro nuove, e soprattutto attuando quella vergognosa politica di "stupri etnici" da parte di militari su donne indie più volte denunciata con tanta forza anche dall'attuale Vescovo di Boavista, Mons. Apparecido Josè Diaz.

La presenza di militari nei territori degli Indios sta determinando una ripresa dell'invasione dei cercatori di minerali soprattutto dalla Guyana, e una rinnovata occupazione delle terre da parte dei grandi latifondisti. Inoltre, i militari, ben coadiuvati da varie sette nordamericane che altro non sono che la longa manus di varie multinazionali, svolgono opera di spaccatura del movimento indigeno, corrompendo con promesse e donativi queste semplici popolazioni, creando divisioni interne alle comunità e facendo apparire una parte del mondo indigeno come favorevole all'occupazione da parte dei bianchi.

La questione ecologica si va facendo gravissima: la contaminazione delle acque da parte degli agrotossici usati dai grandi risicoltori sta portando a morie di pesci e diffusione di malattie tra gli Indios. I grandi allevatori incendiano vaste aree di foresta per farne pascoli. I commercianti di legname stanno praticando un disboscamento selvaggio, con gravi danni ambientali e sulle possibilità di caccia delle popolazioni locali. L'instaurarsi di grandi monoculture (soprattutto l'acacia da parte di un gruppo svizzero-canadese e la soia, che la multinazionale Mitsubishi intende piantare nella savana) riducono le terre indigene e determinano un preoccupante impoverimento del sottosuolo. L'apertura di nuove strade nei territori e la creazione di Parchi nazionali per turisti facoltosi facilita l'invasione dei bianchi e l'importazione di malattie contro le quali gli Indios non hanno difese immunitarie. Lo sfruttamento selvaggio delle risorse minerarie e idriche sta togliendo loro la possibilità di sopravvivere.

I diritti degli indigeni ad esistere e a mantenere la loro cultura sono calpestati. Gli Indios sono in ogni modo discriminati nella società di Roraima e del Brasile in generale. Sugli Indios aumenta sempre più la morsa della violenza, con eccidi, omicidi, soprusi, abusi di autorità.

A fianco degli Indios lottano indomite la Chiesa Cattolica, alcune Chiese Riformate e varie Organizzazioni Non Governative. Esse sono oggetto ogni giorno di una Campagna denigratoria pesantissima da parte dei giornali, delle TV e del Governo di Roraima, che li accusano di... terrorismo, di voler internazionalizzare l'Amazzonia, di commerci illegali e di ogni bieco misfatto. Chi cerca di difendere le popolazioni indigene è fatto segno di pesanti attentati.

Per denunciare questa drammatica situazione è incominciata la

 

CAMPAGNA INTERNAZIONALE "NÓS EXISTIMOS" DEGLI INDIGENI, DEI CONTADINI E DEGLI EMARGINATI DELLA

CITTÁ - RORAIMA (BRASILE)

Per la prima volta gruppi di poverissimi e di emarginati, che il Potere aveva finora contrapposto per meglio sfruttarli, si sono faticosamente riuniti prendendo coscienza che il riconoscere agli Indios il diritto alle loro terre di origine non va a scapito dei contadini senza terra o dei miserabili garimpeiros, i cercatori d'oro. I piccoli agricoltori, attirati in Roraima dai politici con promesse menzognere solo per creare una contrapposizione numerica di bianchi nei confronti degli Indios, si ritrovano senza titoli di proprietà delle terre che lavorano, senza aiuti e infrastrutture. I lavoratori emarginati della città hanno dovuto abbandonare per la fame e le invasioni le malocas (case multifamiliari indigene) e i campi per finire nelle baraccopoli delle periferie, vittime di ogni sorta di violenza, sfruttati da politici corrotti e da gruppi di tipo mafioso, come la Lista dos Gafanhotos.

Nella Campagna "Noi esistiamo" i poveri, per la prima volta tutti insieme, chiedono il riconoscimento legale delle terre indigene, come previsto dalla Costituzione brasiliana e mai attuato, l'allontanamento degli invasori, l'approvazione del nuovo Statuto dei Popoli indigeni, da dieci anni bloccato al Congresso nazionale di Brasilia, e la regolamentazione della presenza militare nelle terre indigene di frontiera; chiedono per i piccoli agricoltori la concessione dei titoli di proprietà delle terre da essi lavorate, investimenti per permettere la loro sopravvivenza, il blocco dello sviluppo dei latifondi e delle industrie a devastante impatto ambientale, come la prevista fabbrica di cellulosa di Boavista; chiedono per gli emarginati urbani posti di lavoro, e di combattere la violenza, la corruzione e l'impunità a tutti i livelli. E supplicano da tutti noi, "amici e alleati in Europa", una vasta mobilitazione per fare ogni pressione per loro sul Governo Brasiliano.

 

La campagna di raccolta firme durerà circa un anno, con tre tappe: il 14 giugno 2003: incontro del CIMI (Consiglio Indigenista Missionario) e del Comitato Campagna "Nós Existimos" con la Commissione Nazionale dei diritti Umani del Brasile; il 7 settembre 2003: assemblea nazionale brasiliana "O grito dos excludidos" (Il grido degli esclusi) ad Aparecida; fine 2004 conclusione della campagna.

 

magliette.jpg (184166 byte) manifesto.jpg (87431 byte) manifesto della Campagna

Cosa posso fare?

- l'invio di fondi presso il conto corrente bancario della campagna
- se risiedi nelle vicinanze di Torino puoi partecipare direttamente agli incontri del Comitato Roraima

 

 

Materiale da scaricare: (in formato pdf)

Folder popoli indigeni presentazione delle diverse realtà che collaborano nella Campagna

 

 

 

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