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Testi in italiano:

Articolo de "Il Manifesto" 12 dicembre 2008

Articolo de "Il Manifesto" 22 agosto 2008

Roraima: Capo risicoltori accusato per attacco armato contro indigeni 7 maggio 2008

Le immagini del ferimento di alcuni indigeni della Raposa Serra do Sol 5 maggio 2008

CAMPAGNA PER IL RITIRO IMMEDIATO DEGLI INVASORI DALLA TERRA INDIGENA RAPOSA SERRA DO SOL 
20 aprile 2008

NUOVE GRAVI VIOLENZE CONTRO GLI INDIGENI DI RORAIMA (BRASILE)   Aprile 2008

BRASILE Nota dei vescovi su terre agli indigeni 7 aprile 2008 (fonte Misna)

 

Testi in Portoghese:

Il Supremo Tribunale Federale Brasiliano si è riunito il 10 dicembre 2008, dopo che otto ministri su undici hanno votato a favore dell'omologazione in area continua, la seduta è stata rinviata nel 2009 con data da destinarsi....
Testo tratto dal sito del Supremo Tribunale Federale Brasiliano

Comunicato CIR del 24 aprile 2008

Comunicato CIR del 19 aprile 2008

Comunicato CIR del 18 aprile 2008

Comunicato CIR del 15 aprile 2008

Comunicato CIR del 9  aprile 2008

Comunicato CIR del 8 aprile 2008

Comunicato CIR del 4 aprile 2008

Comunicato CIR del 3 aprile 2008

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INTIFADA INDIA
Per fazendeiros e militari i veri brasiliani sono bianchi
Il 27 agosto la Corte suprema brasiliana dovrà prendere una decisione difficile e storica. La destra agraria e militare, ostile alla politica indigenista del presidente Lula, agita lo spettro del complotto internazionale e accusa i popoli originari di avere nascoste mire separatiste Durissimo scontro nel Roraima, Stato di confine del nord dell'Amazzonia sulle terre di Raposa Serra do Sol dove vivono ventimila indigeni
Andrea Palladino
«Non capisco perché gli indigeni non sarebbero in grado di difendere le frontiere del Brasile, questa è una visione razzista». Joênia Batista de Carvalho, orgogliosamente waipichana, è la prima indigena avvocato del Brasile. Da mesi segue la più grande battaglia del suo popolo, la difesa della Terra Indigena Raposa Serra do Sol. Un lembo di terra che copre il 7% dello stato di Roraima, sul confine con il Venezuela e la Guiana, nell'estremo nord dell'Amazzonia. Ed è proprio il confine con gli altri due stati amazzonici a preoccupare chi, come una parte dei militari brasiliani, vorrebbe che il riconoscimento di area indigena - concessa dal presidente Lula nel 2006 - venisse revocato dalla Corte suprema di Brasilia, che il 27 agosto dovrà decidere sui ricorsi presentati.
Joênia ha presentato una richiesta per difendere personalmente la causa delle 5 etnie che vivono a Raposa Serra do Sol, terra dove è nata e cresciuta, vivendo per anni i sopprusi dei latifondisti. «I coltivatori di riso sono forse più brasiliani di noi?», aggiunge mettendo in chiaro, qualora ce ne fosse bisogno, che anche loro, indigeni, si sentono pienamente cittadini brasiliani. La teoria della cospirazione internazionale delle ong per la creazione di Stati autonomi indigeni è solo la punta d'iceberg della propaganda della destra ruralista, che appoggia la guerra di meno di una decina di coltivatori di riso e di soia contro i quasi 20 mila indigeni di Raposa Serra do Sol. La costituzione parla chiaro: le terre indigene rimangono dell'unione, ma con l'uso esclusivo per le popolazioni native che le abitano da sempre. Nessuna tribu le potrà vendere, nessun altro Stato potrà piantare la bandiera. Ma soprattutto, nessuna multinazionale mineraria potrà sfruttarle e nessuna compagnia dell'agro-business potrà distruggerle per coltivare soia o canna da zucchero, per il mercato emergente del biofuel.
Quello che potrebbe sembrare lo scontro ideologico che sta dividendo il Brasile in questi giorni in realtà ruota intorno a questo punto. L'avidità per nuove terre da conquistare è grande e i gruppi che gestiscono l'immenso affare dello sfruttamento delle risorse naturali hanno gli occhi puntati alla Borsa di Chicago, dove il prezzo della soia ha toccato il massimo storico a luglio.
La pressione della destra agraria si è rafforzata dal marzo scorso, quando il ministero della Giustizia brasiliano aveva dato l'ordine di allontanare gli ultimi non indigeni dall'area. Quasi tutti i bianchi avevano accettato senza troppi problemi le indennizzazioni previste. Erano rimaste due fazendas che si sono rifiutate di lasciare un'area di cui non possedevano un titolo legittimo, visto che si tratta di terre pubbliche. Quando la Polizia federale si è presentata per allontanarli ha trovato una resistenza organizzata con pistoleiros venuti da altri Stati. I latifondisti chiusero la strada che portava a Surumu, uno dei villaggi di Raposa Serra do Sol. Issarono la bandiera del Venezuela, dissero che avrebbero chiesto appoggio a Chavez. Quella che doveva essere la fine di un'occupazione di terre indigene che durava dagli inizi del '900 si è trasformata in una vicenda nazionale.
La strategia dei fazendeiros è però cambiata quando la Corte suprema decise di rimettere in discussione il decreto di riconoscimento dell'area indigena e quando una parte dell'esercito brasiliano ha preso posizione a favore dei latifondisti. La bandiera venezuelana sparì e il discorso è cambiato: i bianchi sono i veri brasiliani.
E' stato un generale a lanciare la pietra nello stagno, criticando la politica indigenista del governo Lula. In uno dei templi del conservatorismo brasiliano, il club militare di Rio de Janeiro, il comandante delle truppe concentrate in Amazzonia riprese un discorso che da almeno 30 anni è usato quando si parla di indigeni e di foresta: la presenza delle riserve è una minaccia per la sicurezza nazionale. Alla teoria nazionalista si poi aggiunta quella del complotto, usata dalla destra, che accusa le ong, gli Stati uniti, i principi inglesi e le grandi lobbies finanziarie di complottare contro il Brasile, per rubare l'oro, i diamanti e tutte le ricchezze della foresta. Lula richiamò il generale Heleno, chiedendo il silenzio, ma il malumore degli alti ufficiali ha riempito le pagine dei giornali brasiliani.
In Roraima i discorsi sono più diretti. «Tanta terra per pochi indigeni», gridano i deputati e senatori locali, compreso Augusto Botelho, del Pt. Falso:la densità demografica dell'area indigena è di molto superiore a quella delle altre aree rurali, dove la mancata riforma agraria ha concentrato tanta terra per pochissimi fazendeiros.
Mentre Joênia prepara la difesa dei suoi popoli - sarebbe la prima volta per un indigeno nella Corte suprema - i ruralisti arrivano a Boa Vista con 30 camion provenienti dal Mato Grosso, stato simbolo dell'agro-business. Sono stati fermati nei giorni scorsi per qualche ora da un gruppo di indigeni e di missionari che avevano sbarrato la BR 174, la strada che da Manaus arriva a Boa Vista e di lì al Venezuela. Ora si stanno avviando verso il municipio di Pacaraima, a 240 km dalla capitale del Roraima e a pochi minuti dalla riserva.
Il rischio di conflitto è molto grande, soprattutto se la Corte suprema dovesse revocare l'omologazione della terra indigena, aprendo la strada all'invasione dei villaggi indigeni da parte dei latifondisti. Per ora la presenza della Polizia federale e della Forza di sicurezza nazionale è stata rafforzata e confermata per altri sei mesi, ma in molti già parlano di una futura massiccia presenza militare, visto che si tratta di area di confine. Ma se gli indigeni hanno fino ad oggi protetto le terre dell'Amazzonia dall'agrobusiness, le truppe del generale Heleno hanno altri piani, come, ad esempio, la costruzione di nuove caserme di frontiera e la riesumazione di un vecchio progetto, la Calha Norte, un vero e proprio cordone militare nel nord dell'Amazzonia.
Joênia sa perfettamente che dietro la sentenza che emetterà la Corte suprema la prossima settimana ci sono tantissimi interessi, molti dei quali ancora poco conosciuti.


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RORAIMA: CAPO RISICOLTORI ACCUSATO PER ATTACCO ARMATO CONTRO INDIGENI DI RAPOSA
BRASILE 7/5/2008   17.51  FONTE MISNA
 
Disordini con lanci di pietre e bastoni contro la polizia federale sono scoppiati a Surumu, nella Terra indigena Raposa Serra do Sol a Roraima, da parte di coloni abusivi in segno di protesta contro l’arresto, ieri, di Paulo César Quartiero, capo dell’associazione dei risicoltori e sindaco di Paracaima, di suo figlio e di una decina di impiegati della sua ‘Fazenda Deposito’, vasto latifondo illegale all’interno della riserva nativa. Quartiero e i suoi uomini sono accusati di tentato omicidio, formazione di banda armata e possesso di materiale esplosivo dopo l’attacco lanciato lunedì da un gruppo di ‘pistoleiros’ della ‘Fazenda Deposito’ contro alcuni indigeni della comunità di Barro concluso col ferimento di dieci nativi, di cui uno in  modo grave. Il governo centrale di Brasilia ha inviato sul posto il ministro di Giustizia Tarso Genro per verificare le circostanze dell’episodio che si inserisce nelle violente manifestazioni anti-indigene, di cui Quartiero è considerato il principale responsabile, scoppiate all’inizio di aprile con l’arrivo della polizia federale incaricata dalla magistratura di sgomberare da Raposa Serra do Sol tutti i ‘bianchi’ che da anni continuano ad occuparla abusivamente. Sebbene dopo una battaglia legale iniziata nel 1977 il presidente Luiz Ignacio Lula da Silva abbia assegnato formalmente Raposa ai 15.000 indigeni Macuxi, Wapichana, Ingariko, Taurepang e Patamona che da sempre la abitano, risicoltori e latifondisti sostenuti dalle autorità locali continuano a rifiutarsi con ogni mezzo a lasciare la terra. Pressioni che avevano portato il 10 aprile alla sospensione dell’operazione di sgombero dei non-indios da parte del Supremo Tribunale Federale brasiliano
[FB]

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Il giorno 5 maggio 2008 un gruppo di indigeni della terra indigena Raposa Serra do Sol, è stato attaccato con colpi di arma da fuoco da "pistoleros" dipendenti di un risicoltore locale. Ecco alcune immagini ricevute dal Brasile, le foto sono state scattate da un indigeno ed inviate via mail. La qualità lascia a desiderare ma la vivezza della cronaca supplisce ampiamente:

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CAMPAGNA PER IL RITIRO IMMEDIATO DEGLI INVASORI DALLA TERRA INDIGENA RAPOSA SERRA DO SOL
 (RORAIMA - BRASILE)

Un po’ di storia

In Roraima vivono più di 40 mila indigeni appartenenti a nove popoli: Yanomani, Macuxi, Wapichana, Ingarikó, Taurepang, Patamona, Wai Wai, Yekuana e  Waimiri Atroari. Il 44% dello Stato è terra indigena, con quattro aree continue: Yanomani, São Marcos, Waimiri-Atroari e Raposa Serra do Sol. Tra le varie tribù, sono compresi anche gruppi che, nell'isolamento della foresta amazzonica, non hanno mai visto i bianchi.

Da decenni questi popoli lottano per la loro sopravvivenza, minacciata dai fazendeiros (gli agricoltori latifondisti), dai garimpeiros (i cercatori di minerali preziosi), e dai madereiros (i commercianti di legnami), che hanno perpetrato contro di loro un vero etnocidio per impossessarsi delle loro terre, con ogni sorta di violenza fisica e culturale.

Decine di Indigeni sono stati assassinati nella lotta per la terra, e infinita è la storia delle violenze, delle minacce, dei soprusi, delle umiliazioni subite. 

La Costituzione brasiliana del 1988, all’articolo 231, aveva ribadito il diritto degli Indios all'uso esclusivo almeno del territorio dove essi ora sono ridotti ad abitare, e posto un limite di tempo, il 1993, per realizzare questo progetto. Il 15 aprile 2005 il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha finalmente riconosciuto di proprietà indigena la Raposa – Serra do Sol, nello Stato di Roraima, al confine con la Guyana e il Venezuela. In quest’area, di circa 17000 chilometri quadrati, pari a circa i due terzi del Piemonte, vivono in centoquarantotto villaggi più di diciottomila Indios Makuxi, Ingarikò, Taurepang e Wapixana.

Purtroppo però la situazione a Roraima non è per nulla mutata. I bianchi non se ne sono andati, anzi hanno inasprito la violenza contro gli indigeni: il 17 settembre 2005 hanno incendiato la Missione di Surumù, con il Centro Indigeno di Formazione e Cultura e l’Ospedale S. Camillo, unici nella regione, e hanno poi continuato a distruggere villaggi indigeni.  

Le attuali violenze nella Raposa Serra do Sol

Il 27 marzo di quest’anno è finalmente stata avviata un’operazione da parte della Polizia Federale brasiliana, denominata “Upatakon 3” (Upatakon è il mitico antenato degli Indigeni di Roraima), per fare uscire dalla Terra Indigena gli occupanti abusivi. Subito è iniziata da parte di questi ultimi una vera e propria azione di guerriglia. Sono stati distrutti ponti, lanciate bombe, presi ostaggi.

Il 30 marzo gli invasori hanno bloccato per più di due ore il ponte sul Cauamè sulla strada BR 174 che porta a Boavista. Nello stesso giorno due autobus hanno trasferito in area indigena una settantina di poveri senzatetto di Boavista in funzione anti Indios, con la promessa di terre a Paracaibo.

Il 31 marzo l’attacco si è concentrato nella Raposa Serra do Sol, soprattutto nella regione di Surumù. I ponti di legno sui fiumi Araçá e Araújo, che collegano Pacaraima a Surumù, sono stati bruciati. Nello stesso giorno, trattori e macchine agricole sono stati concentrati sul ponte del rio Surumù per impedire l’accesso al villaggio di Surumù. La Polizia Federale non è stata in grado di liberare il ponte, ma ha arrestato il mandante dell’azione, il Presidente dell’Associazione dei Risicoltori di Roraima Paolo Cesar Quarteiro, già sindaco di Paracaibo, per incitamento alla violenza, oltraggio alla forza pubblica, resistenza e blocco stradale. Condotto a Boavista, è subito stato scarcerato dietro il pagamento di 500 Reais (circa 150 Euro). Il figlio, Renato Quarteiro, si è ferito alle mani, al torace e al viso mentre lanciava contro la Polizia un ordigno esplosivo, ed è stato ricoverato all’Ospedale Generale di Boavista. Durante la notte, è stato fatto un attentato contro la casa del tuxaua (Capo) del Villaggio del Barro, antico quartiere di Surumu: un motociclista ha lanciato una bomba che ha ferito il tuxaua, Moacildo da Silva dos Santos, che è stato trasportato in aereo all’Ospedale di Boavista.

         Il 31 marzo Dionito José de Souza, Coordinatore del CIR (Consiglio Indigeno di Roraima), ha chiesto protezione delle popolazioni indigene alla Polizia Federale, al Ministero Pubblico Federale, all’Avvocatura Generale dell’Unione, alla Funai ( la Fondazione Nazionale dell’Indio), alla Presidenza della Republica del Brasile.

Il 1 aprile, il governatore dello Stato di Roraima Anchieta Júnior, con il segretario per la sicurezza Cláudio Lima, hanno cercato un accordo con i manifestanti, ottenendone un netto rifiuto. Nello stesso giorno, gli invasori hanno bloccato il fiume Contigo, isolando completamente il villaggio di Contão. Nelino Galé, coordinatore della regione di Baixo Contigo, è riuscito a comunicare che è stato bloccato anche il ponte sul rio Grande, impedendo l’accesso al comune di Normandia.

Circa duecento persone hanno bloccato l’accesso a Surumù, e anche le comunicazioni telefoniche sono state interrotte. La testata del ponte sul Surumù è stata distrutta con l’esplosivo. Il villaggio di Surumù è percorso da uomini armati di pistole, fucili e bombe. Il Coordinatore di Sumuru, Walter Macuxi, ha affermato che i bianchi hanno invaso la scuola elementare “Padre José de Anchieta”, distruggendo il materiale scolastico.

La Segreteria Statale della Pubblica Istruzione ha sospeso l’invio delle refezioni scolastiche anche dei comuni di Uiramutã, Pacaraima e Normandia, essendo impedito l’accesso a tutta le regione.

Tutta le regione di Surumù è stata bloccata dagli invasori: circa diciottomila Indigeni sono stati isolati dal resto del mondo, impossibilitati a ricevere ogni assistenza sanitaria, minacciati dalla presenza di armati, e gli alunni del Centro Indigeno di Formazione e Cultura di Surumù, parzialmente ricostruito, con tanti sacrifici, dopo la precedente distruzione, sono barricati con i loro insegnanti.

Una vergognosa sentenza del Trbunale Federale

         Gli sviluppi della situazione nella Raposa Serra do Sol sono stati semplicemente vergognosi.  Il Supremo Tribunale Federale, respingendo il ricorso dell’Avvocatura Generale dell’Unione, ha infatti ordinato alla Polizia Federale, accorsa per difendere i diritti degli Indigeni nell’operazione “Upatakon 3” , di sospendere la sua azione “per evitare una guerra civile”, come se gli Indigeni invece non fossero cittadini come gli altri e potessero impunemente essere assaliti dai risicoltori e dalle loro truppe. Il deputato federale di Roraima Marcio Junqueira aveva detto: “Non c’è nessun bisogno di sprecare pubblico denaro a Roraima con questa operazione inutile”. 

I vescovi del Brasile, riuniti per la loro quarantaseiesima Assemblea generale a Indaiatuba, in una dichiarazione firmata da firmata da monsignor Geraldo Lyrio Rocha, arcivescovo di  Mariana e presidente della Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), affermano: “Nel nostro paese abbiamo già percorso un cammino molto significativo per il riconoscimento e la conquista dei diritti. Dobbiamo ora, pagare il debito storico con i popoli indigeni, coloro che maggiormente hanno sofferto nella nostra storia… É giunto il momento di aprire un nuovo orizzonte, dove la pluralità dei popoli indigeni e dei loro diritti originari siano definitivamente riconosciuti. Con la diocesi di Roraima, vogliamo manifestare il nostro rispetto, solidarietà e appoggio ai popoli indigeni che abitano la terra demarcata e omologata. Il Vangelo annunciato e accolto da questi popoli, fa di loro, sempre più, protagonisti della propria storia”. I Vescovi auspicano che il processo di allontanamento degli invasori dalla Terra Indigena Raposa Serra do Sol “sia rapido, pacifico e che la legge sia osservata da tutti”.

Il Vescovo di Roraima monsignor Roche Paloschi il 14 aprile ha espresso la sua profonda delusione per le decisioni del Tribunale Federale, e ha detto: “L’attuale conflitto è alimentato da uno Stato antiindigeno e da un solido gruppo di imprenditori”. Il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI) ha affermato, in una sua nota, che la sospensione delle operazioni di sgombero degli invasori da Roraima “potrebbe rappresentare una manovra per guadagnare tempo, in vista degli sforzi del Governo di Roraima sul Supremo Tribunale Federale per ottenere una decisione favorevole agli invasori della terra indigena… Se nulla sarà fatto per cambiare questa decisione, la Presidenza della Repubblica, il Ministero della Giustizia e il Supremo Tribunale Federale si saranno piegati alla violenza praticata dai settori antiindigeni di Roraima, invece di sconfiggerla”. Il CIMI ha altresì ricordato che in Brasile nel 2007 sono stato uccisi 92 Indios, il più alto numero dal 1988.

Nasce il Movimento: “Terra libera: resistere fino all’ultimo Indio”

 Dal 18 aprile, le comunità indigene della Raposa Serra do Sol, secondo quanto ci comunica il CIR (Consiglio Indigeno di Roraima), hanno costituito “il Movimento: <<Terra libera: resistere fino all’ultimo Indio>>, con lo scopo di consolidare il decreto di omologazione della Raposa Serra do Sol, firmato da più di tre anni dal Presidente della Repubblica. A partire da questa data, trecento indigeni sono accampati nella Maloca do Barro, una volta chiamata dai <<bianchi>> Villaggio di Surumu o Vila Pereira. Se non sarà rispettato il decreto di omologazione, il nostro Movimento invierà cinquemila Indios disposti a difendere la terra dagli attacchi terroristici degli invasori”.

La Campagna Internazionale per il ritiro immediato degli invasori dalla Raposa Serra do Sol

     Data la tragica situazione in atto contro i Popoli Indigeni di Roraima (Brasile), il CIR (Consiglio Indigeno di Roraima), chiede a tutti un'ampia e immediata Campagna di pressione sulle Autorità brasiliane in difesa dei diritti dei Popoli Indigeni della Raposa Serra do Sol.

 

1. Possiamo inviare via mail il seguente testo (o un testo analogo):

 

Campanha pela imediata retirada dos invasores da Raposa Serra do Sol (Roraima-Brasil)

"Fomos indignados por uma medida judicial, que impediu a operação de retirada dos não-índios da terra indígena Raposa Serra do Sol, denominada Upatakon 3. Sentimos firmeza do Governo Federal em garantir os direitos dos povos indígenas que já aguardam, pelo menos 30 anos pela conquista de suas terras, e, finalmente poderão usufruír dos seus territórios garantido na Constituição Brasileira.

 

Estamos preocupados com as informações que chegam da terra indígena Raposa Serra do Sol, Roraima.  A resistência organizada por um grupo de apenas seis rizicultores tomou contornos de uma verdadeira guerrilha. Ações terroristas são realizadas desde o último dia 30 de março, com o bloqueio de estradas, bombas de fabricação caseira lançada na casa de um tuxaua, hostilidade à  imprensa, incitação à violência, cerceamento ao direito de ir e vir,  pontes queimadas, e cárcere privado, com o objetivo declarado de impedir o cumprimento da Operação Upatakon 3.

 

A esperada conclusão da Operação Upatakon 3, retirando todos os invasores da T. I. RSS,  devolverá aos povos indígenas a paz, justiça e dignidade tirados há mais de 500 anos. A resistência ao cumprimento do decreto de homologação é um afronta ao Estado Brasileiro que durante três anos tentou de todas as maneiras possíveis um acordo para a solução do impasse, oportunizando inclusive, o direito ao contraditório a todos os envolvidos, especialmente aos arrozeiros.


Acreditamos que o Estado Brasileiro não recuará no seu papel de fazer valer a lei e de punir grupos ou pessoas que se levantam contra a democracia e contra Constituição Federal, com o objetivo exclusivo de proteger os seus interesses econômicos e políticos”.

Assinatura:_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _" 

Traduzione libera:

Campagna per il ritiro immediato degli invasori dalla Terra Indigena Raposa Serra do Sol (Roraima- Brasile)

“Siamo indignati per la sentenza giudiziaria che ha bloccato l’operazione di ritiro dei non-Indios dalla terra indigena Raposa Serra do Sol, operazione denominata <<Upatakon 3>>. Chiediamo fermezza al Governo Federale nel garantire i diritti dei Popoli Indigeni, che aspettano da almeno trent’anni la loro terra, e finalmente potranno usufruire dei propri territori come garantito dalla Costituzione Brasiliana.

Siamo preoccupati per le notizie che giungono dalla terra indigena Raposa Serra do Sol (Roraima). La resistenza organizzata da un gruppo di appena sei grandi risicoltori ha assunto i caratteri di una vera guerriglia. A partire dal 30 marzo, sono state compiute azioni terroristiche come blocchi stradali, bombe rudimentali lanciate contro la casa di un capo indigeno, ostilità contro la stampa, incitamento alla violenza, impedimento al diritto di transito, ponti bruciati, sequestri, con l’obiettivo dichiarato di impedire il compimento dell’operazione <<Upatakon 3>>.

La sperata conclusione dell’operazione <<Upatakon 3>>, con il ritiro di tutti gli invasori della terra indigena Raposa Serra do Sol, porterà ai Popoli Indigeni la pace, la giustizia e la dignità calpestate da più di 500 anni. La resistenza alla realizzazione del decreto di omologazione è un affronto allo Stato Brasiliano che durante tre anni ha tentato in tutte le maniere un accordo per la soluzione del problema, dando possibilità di dibattito a tutte le parti coinvolte, soprattutto ai risicoltori.

Auspichiamo che lo Stato del Brasile non rinunci al suo compito di far valere la legge e di punire quanti insorgono contro la democrazia e contro la Costituzione Federale , con il solo obiettivo di difendere i propri interessi economici e politici.

Firma: _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _" 

 

2. Tagliare e incollare il testo in portoghese (o un testo analogo)

 

3. Inviare il testo, con la firma, l’indirizzo e la nazionalità, a:

Exmo Sr. Luis Inácio Lula da Silva
Presidente da República 

E.mail: Vedere modalità al punto 4
Exmo Sr. Tarso Genro
Ministro da Justiça
E-mail:
gabinetemj@mj.gov.br
Exmo Sr. Paulo de Tarso Vannuchi
Ministro da Secretaria Especial dos Direitos Humanos
E-mail:
direitoshumanos@sedh.gov.b
r  

Exmo Sr. Celso Amorim
Ministro de Relações Exteriores (MRE)
E-mail:
celsoamorim@mre.gov.b
r

Exmo Sr. Márcio Meira
Presidente - FUNAI
e-mail:
marcio.meira@funai.gov.
br  

c/c circom@terra.com.br 

4. Più semplicemente:

Inserire questi indirizzi in A:

gabinetemj@mj.gov.br; direitoshumanos@sedh.gov.br; marcio.meira@funai.gov.br; pr@planalto.gov.br; protocolo@planalto.gov.br;

Inserire questo indirizzo in CCN (per conteggio messaggi inviati):

roberto.giacone@fastwebnet.it; circom@terra.com.br 

Nel campo: "Oggetto", scrivere:

Campanha pela imediata retirada dos invasores da Raposa Serra do Sol (Roraima - Brasil)

Per inviare al Presidente Lula:

andare sul sito web: www.presidencia.gov.br. Cliccare l'opzione: "Presidente"; in seguito, cliccare: "Fale com o Presidente", e quindi trascrivere il messaggio su "Escreva sua mensagem"; compilare il formulario che si aprirà e cliccare: "Enviar"; arriverà in seguito la richiesta di un messaggio di conferma

5.  Diffondere questa Campagna al maggior numero di persone

 

   E’ indispensabile denunciare queste violenze al mondo, e sostenere in ogni modo i Popoli Indigeni di Roraima nella loro lotta non-violenta per la sopravvivenza e la libertà.

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BRASILE Nota dei vescovi su terre agli indigeni 7 aprile 2008 (fonte Misna)

INDAIATUBA (BR), 7apr08 - “Nel nostro paese abbiamo già percorso un cammino molto significativo per il riconoscimento e la conquista dei diritti. Dobbiamo ora, pagare il debito storico con i popoli indigeni, coloro che maggiormente hanno sofferto nella nostra storia”. E' un passaggio della nota che i vescovi del Brasile, riuniti per la loro 46esima Assemblea generale a Indaiatuba,hanno dedicato agli episodi di violenza inscenati da giorni nella cosiddetta Terra indigena Raposa/Serra do Sol, nello stato di Roraima. Qui, infatti, latifondisti e coltivatori di riso collusi con le autorità locali continuano ad opporsi con la forza all’operazione avviata dalla polizia federale con la sigla  ‘Upakaton 3’. L’operazione è tesa a sgomberare tutti gli occupanti abusivi della terra nativa, abitata da 15 mila persone di diverse etnie a cui nel 2005 il governo aveva riconosciuto il possesso dei territori ancestrali dopo una ‘battaglia’ durata oltre 26 anni. “É giunto il momento di aprire un nuovo orizzonte – scrivono ancora i vescovi -, dove la pluralità dei popoli indigeni e dei loro diritti originari siano definitivamente riconosciuti. Con la diocesi di Roraima, vogliamo manifestare il nostro rispetto, solidarietà e appoggio ai popoli indigeni che abitano la terra demarcata e omologata. Il Vangelo annunciato e accolto da questi popoli, fa di loro, sempre più, protagonisti della propria storia”. La nota vescovile è firmata da mons. Geraldo Lyrio Rocha, arcivescovo di  Mariana e presidente della Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb). Esprimendo sostegno all’operazione condotta dal governo federale, la nota auspic che il processo di allontanamento degli invasori dalla Terra Indigena Raposa Serra do Sol “sia rapido, pacifico e che la legge sia osservata da tutti”, rispettando anche il diritto a un indennizzo per le famiglie di coloni che in buona fede hanno occupato negli anni l’area. Intanto il Consiglio indigeno di Roraima (Cir) ha denunciato che i coltivatori di riso, il cui presidente Paulo César Quinteiro è stato arrestato la settimana  scorsa per resistenza ai pubblici ufficiali, continuano ad erigere barricate, a bruciare ponti e a usare bombe artigianali, come quella che ha colpito la capanna (maloca) del capo indigeno del villaggio di Barro, rimasto illeso.
(Misna-MANCINI)

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NUOVE GRAVI VIOLENZE CONTRO GLI INDIGENI DI RORAIMA (BRASILE)  

     

Da decenni questi popoli lottano per la loro sopravvivenza, minacciata dai fazendeiros (gli agricoltori latifondisti), dai garimpeiros (i cercatori di minerali preziosi), e dai madereiros (i commercianti di legnami), che hanno perpetrato contro di loro un vero etnocidio per impossessarsi delle loro terre, con ogni sorta di violenza fisica e culturale.

Decine di Indigeni sono stati assassinati nella lotta per la terra, e infinita è la storia delle violenze, delle minacce, dei soprusi, delle umiliazioni subite. 

La Costituzione brasiliana del 1988, all’articolo 231, aveva ribadito il diritto degli Indios all'uso esclusivo almeno del territorio dove essi ora sono ridotti ad abitare, e posto un limite di tempo, il 1993, per realizzare questo progetto. Il 15 aprile 2005 il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha finalmente riconosciuto di proprietà indigena la Raposa – Serra do Sol, nello Stato di Roraima, al confine con la Guyana e il Venezuela. In quest’area, di circa 17000 chilometri quadrati, pari a circa i due terzi del Piemonte, vivono in centoquarantotto villaggi quasi diciottomila Indios Makuxi, Ingarikò, Taurepang e Wapixana.

Purtroppo però la situazione a Roraima non è per nulla mutata. I bianchi non se ne sono andati, anzi hanno inasprito la violenza contro gli indigeni: il 17 settembre 2005 hanno incendiato la Missione di Surumù, con il Centro Indigeno di Formazione e Cultura e l’Ospedale S. Camillo, unici nella regione, e hanno poi continuato a distruggere villaggi indigeni.  

Il 27 marzo di quest’anno è finalmente stata avviata un’operazione da parte della Polizia Federale brasiliana, denominata “Upatakon 3” (Upatakon è il mitico antenato degli Indigeni di Roraima), per fare uscire dalla Terra Indigena gli occupanti abusivi. Subito è iniziata da parte di questi ultimi una vera e propria azione di guerriglia. Da domenica scorsa sono già stati distrutti tre ponti, lanciate bombe, presi ostaggi.

Il 30 marzo gli invasori hanno bloccato per più di due ore il ponte sul Cauamè sulla strada BR 174 che porta a Boavista. Nello stesso giorno due autobus hanno trasferito in area indigena una settantina di poveri senzatetto di Boavista in funzione anti Indios, con la promessa di terre a Paracaibo.

Il 31 marzo, l’attacco si è concentrato nella Raposa Serra do Sol, soprattutto nella regione di Surumù. I ponti di legno sui fiumi Araçá e Araújo, che collegano Pacaraima a Surumù, sono stati bruciati. Nello stesso giorno, trattori e macchine agricole sono stati concentrati sul ponte del rio Surumù per impedire l’accesso al villaggio di Surumù. La Polizia Federale non è stata in grado di liberare il ponte, ma ha arrestato il mandante dell’azione, il Presidente dell’Associazione dei Risicoltori di Roraima Paolo Cesar Quarteiro, già sindaco di Paracaibo, per incitamento alla violenza, oltraggio alla forza pubblica, resistenza e blocco stradale. Condotto a Boavista, è subito stato scarcerato dietro il pagamento di 500 Reais (circa 150 Euro). Il figlio, Renato Quarteiro, si è ferito alle mani, al torace e al viso mentre lanciava contro la Polizia un ordigno esplosivo, ed è stato ricoverato all’Ospedale Generale di Boavista. Durante la notte, è stato fatto un attentato contro la casa del tuxaua (Capo) del Villaggio del Barro, antico quartiere di Surumu: un motociclista ha lanciato una bomba che ha ferito il tuxaua, Moacildo da Silva dos Santos, che è stato trasportato in aereo all’Ospedale di Boavista.

            Il 31 marzo Dionito José de Souza, Coordinatore del CIR (Consiglio Indigeno di Roraima), ha chiesto protezione delle popolazioni indigene alla Polizia Federale, al Ministero Pubblico Federale, all’Avvocatura Generale dell’Unione, alla Funai (la Fondazione Nazionale dell’Indio), alla Presidenza della Republica del Brasile.

Il 1 aprile, il governatore dello Stato di Roraima Anchieta Júnior, con il segretario per la sicurezza Cláudio Lima, hanno cercato un accordo con i manifestanti, ottenendone un netto rifiuto. Nello stesso giorno, gli invasori hanno bloccato il fiume Contigo, isolando completamente il villaggio di Contão. Nelino Galé, coordinatore della regione di Baixo Contigo, è riuscito a comunicare che è stato bloccato anche il ponte sul rio Grande, impedendo l’accesso al comune di Normandia.

Attualmente circa duecento persone bloccano l’accesso a Surumù, e anche le comunicazioni telefoniche sono state interrotte. La testata del ponte sul Surumù è stata distrutta con l’esplosivo. Il villaggio di Surumù è percorso da uomini armati di pistole, fucili e bombe. Il Coordinatore di Sumuru, Walter Macuxi, ha affermato che i bianchi hanno invaso la scuola elementare “Padre José de Anchieta”, distruggendo il materiale scolastico.

La Segreteria Statale della Pubblica Istruzione ha sospeso l’invio delle refezioni scolastiche anche dei comuni di Uiramutã, Pacaraima e Normandia, essendo impedito l’accesso a tutta le regione.

Attualmente quindi tutta le regione di Surumù è bloccata dagli invasori: circa diciottomila Indigeni sono isolati dal resto del mondo, impossibilitati a ricevere ogni assistenza sanitaria, minacciati dalla presenza di armati, e gli alunni del Centro Indigeno di Formazione e Cultura di Surumù, parzialmente ricostruito, con tanti sacrifici, dopo la precedente distruzione, sono barricati con i loro insegnanti.

E’ indispensabile denunciare queste violenze al mondo, e sostenere in ogni modo i Popoli Indigeni di Roraima nella loro lotta non-violenta per la sopravvivenza e la libertà.

 

Carlo Miglietta

 

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